Comune di Predosa - portale istituzionale

EDILIZIA PRIVATA

La presente sezione contiene le indicazioni generali che riguardano alcune tipologie di documenti o argomenti che fanno riferimento ai serivizi territoriali e, nello specifico, al settore Edilizia collegato all’ufficio tecnico comunale.

Nella sezione “Modulistica Ufficio Tecnico” sono invece disponibili i modelli per la presentazione delle istanze più usuali.

Certificato di destinazione urbanistica - CDU

CHE COSA È

È un documento che evidenzia le prescrizioni urbanistiche relative ad un’area o ad un immobile (P.R.G.C., Piani attuativi in vigore, vincoli esistenti, ecc.).

La richiesta di CDU può essere effettuata dai proprietari o acquirenti dell’area in questione, dai notai, dai tecnici incaricati, dagli eredi e qualsiasi altra persona interessata.

QUANDO SERVE

Il Testo Unico dell’Edilizia (art. 30 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380), riferisce che questo tipo di certificato è necessario quando si stipula un atto pubblico di compravendita, di divisione o di donazione che abbia ad oggetto un terreno:

  1. che non sia pertinenza di un edificio, qualsiasi sia la sua superficie;
  2. che costituisce pertinenza di un edificio censito al nuovo catasto edilizio urbano, se di superficie uguale o superiore a 5.000 m2

Per le successioni non è richiesto il CDU: gli eredi, mediante autocertificazione da rendere direttamente all’Agenzia delle Entrate, dovranno dichiarare il valore del terreno.

CHI LO RILASCIA

Il certificato di destinazione urbanistica è rilasciato dal responsabile del competente Ufficio comunale entro il termine perentorio di trenta giorni dalla presentazione della relativa domanda. Esso conserva validità per un anno dalla data di rilascio se, per dichiarazione dell’alienante o di uno dei condividenti, non siano intervenute modificazioni degli strumenti urbanistici.

In caso di mancato rilascio del suddetto certificato nel termine previsto, esso può essere sostituito da una dichiarazione dell’alienante o di uno dei condividenti, attestante l’avvenuta presentazione della domanda, nonché la destinazione urbanistica dei terreni secondo gli strumenti urbanistici vigenti o adottati, ovvero l’inesistenza di questi, ovvero la prescrizione, da parte dello strumento urbanistico generale approvato, di strumenti attuativi. Il legislatore ha ritenuto sufficiente una dichiarazione di parte che, quanto alle prescrizioni, si limiti ad indicare la destinazione urbanistica dei terreni.

IMPOSTA DI BOLLO PER CDU AD USO SUCCESSIONE

Rilevato che ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. n. 346/90 il Certificato di Destinazione Urbanistica (CDU) non è annoverato tra i documenti da allegare alla Dichiarazione di Successione e che il Certificato stesso, per effetto dell’entrata in vigore della legge n. 183/2011 e della c.d. “decertificazione”, non può essere presentato agli organi della Pubblica Amministrazione e lo stesso può essere sostituito con una dichiarazione sostitutiva, non trova più applicazione l’esenzione dall’Imposta di Bollo di cui all’art. 5, Tabella allegata al DPR n. 642/72.

Qualsiasi richiesta di rilascio di Certificato di Destinazione Urbanistica presentata dovrà pertanto essere correlata dall’assolvimento dell’Imposta di Bollo (€ 16,00).

La richiesta dovrà altresì essere correlata dall’assolvimento dell’Imposta di Bollo (€ 16,00) che questo Ente riporterà sul relativo Certificato rilasciato.

Resta esclusa dall’assolvimento dell’Imposta di Bollo la richiesta e il relativo certificato, inoltrata ai fini della formazione e dell’arrotondamento della Piccola Proprietà Contadina (p.p.c.)

Istanza di accesso agli atti

Ai sensi dell’allegato alla deliberazione G.C. n. 40 del 17.12.20007 il rilascio di copie in materia urbanistica e ricerca di documentazione è soggetto al pagamento di € 50,00 quale diritto fisso ed al netto di eventuali costi di riproduzione.

Il diritto di accesso:

  • è disciplinato dalla legge dello Stato n. 241 del 8 agosto 1990) e dalla legge regionale n.14 del 14 ottobre 2014,)
  • spetta a chi può dimostrare un interesse diretto, concreto e attuale e si trovi in una situazione tutelata dal diritto e collegata al documento che richiede;

La richiesta deve esser motivata e indicare in modo chiaro i documenti che si vogliono ottenere. Va indirizzata e trasmessa all’ufficio protocollo comunale.

Il termine per la risposta è fissato in 30 giorni. Può essere differito (spostato in avanti) nel caso in cui siano necessarie integrazioni;

Se la richiesta di accesso viene negata o limitata o se non si ottiene risposta nei termini previsti, si può fare ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) e/o chiedere l’intervento del Difensore civico;

La richiesta di accesso deve essere presentata secondo una di queste modalità:

  1. firmata e trasmessa tramite posta elettronica certificata (scansione con documento ovvero firma digitale)
  2. consegnata personalmente presso l’ufficio protocollo del comune di Predosa.

L’istanza di accesso in genere non è soggetta all’imposta di bollo se richiede il rilascio in copia semplice.
Nel caso in cui sia finalizzata a ottenere la copia autentica di un documento vi è l’obbligo di bollo da apporre sulla richiesta di accesso e sulla copia conforme rilasciata

Prevenzione del rischio sismico

Su tutto il territorio regionale ogni costruzione, riparazione e sopraelevazione di consistenza strutturale è sottoposta all’obbligo di denuncia prima dell’inizio dei lavori ai sensi dell’art. 93 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e s.m.i., secondo specifiche procedure tecnico-amministrative.

IL Comune di Predosa  è classificato in zona sismica 3.

A partire dal 22.03.2018 la normativa tecnica per le costruzioni, di riferimento per tutto il territorio nazionale, è costituita dall’aggiornamento approvato con DM 17.01.2018.

Sono soggette a:

  1. denuncia ed autorizzazione prima dell’inizio dei lavori, ai sensi degli articoli 93 e 94 del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i., tutte le opere e gli interventi relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali strategiche e rilevanti di cui al numero 1.1, al numero 1.2 lettere a), b) c) ed al numero 2.1 lettera a) dell’Allegato 1 ;
  2. denuncia prima dell’inizio dei lavori ai sensi dell’articolo 93 del D.P.R. 380/2001: tutte le opere e gli interventi di rilevanza strutturale, indipendentemente dal sistema costruttivo adottato e dal materiale impiegato, la cui sicurezza possa interessare la pubblica incolumità.

Nei comuni compresi nelle Zone sismiche 3 e 4, l’ufficio competente alla ricezione delle denunce si differenzia in base alla tipologia dell’opera o dell’intervento.

  1. Per le opere e gli interventi di cui alla lettera a), la denuncia va presentata in tre copie all’Ufficio tecnico regionale territorialmente competente: TECNICO REGIONALE – ALESSANDRIA E ASTI
  2. Per le opere e gli interventi di cui alla lettera b), la denuncia va presentata in due copie all’Ufficio comunale competente.

Per ulteriori indicazioni operative si rimanda alla DD n. 2480 del 18.07.2019.

La recinzione e il muro di cinta

Definizione

Per muro di cinta si deve intendere l’opera di recinzione che non modifica sostanzialmente la conformazione del terreno e che assume natura pertinenziale in quanto ha solo la funzione di delimitare, proteggere o al limite abbellire la proprietà  (art. 4, comma 7, lett. c), d.l. 5/10/1993 n. 398, convertito con modificazioni in Legge 4/12/1993 n. 493, e sostituito per effetto dell’art. 2, comma 60, l. 23.12.1996 n. 662).

Un muro può essere qualificato come muro di cinta quando ha determinate caratteristiche:

  1.  destinazione a recingere una determinata proprietà,
  2.  altezza pari o inferiore a tre metri,
  3.  emerge dal suolo ed ha entrambe le facce isolate dalle altre costruzioni.

Il Testo unico dell’edilizia (d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) non chiarisce se per il muro di cinta ci sia bisogno del permesso di costruire come intervento di nuova costruzione (ai sensi degli articoli 3, comma 1, lettera e) e 10 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) o se sia sufficiente la segnalazione di inizio di attività di cui all’articolo 22.

Sulla base di unapproccio attento al rapporto effettivo dell’innovazione con la preesistenza territoriale, e che prescinde dal mero e astratto nomen iuris utilizzato per qualificare l’opus quale muro di recinzione (o altre simili), la realizzazione di muri di cinta di modesti corpo e altezza è generalmente assoggettabile al solo regime  della segnalazione di inizio di attività di cui all’articolo 22( che deriva dall’articolo 19 della l. n. 241 del 1990).

Aspetti comunali

Chi si appresta alla costruzione di una recinzione deve verificare preventivamente i contenuti:

  • del regolamento edilizio per le indicazioni generali,
  • delle NTA di zona per quelle puntuali eventualmente presenti.

Articoli di riferimento nel RE (principali)

  • art. 89
  • art. 105

ESTRATTI

Le recinzioni di nuova costruzione tra le proprietà o verso spazi pubblici possono essere realizzate:

  1.  con muro pieno soltanto== a completamento di porzioni di recinzioni già esistenti e, nelle aree artigianali e industriali, per particolari esigenze legate alla sicurezza degli impianti comunque con altezza inferiore a 3,00 m;
  2. con muretto o cordolo di base, intonacato e convenientemente tinteggiato comunque rifinito in modo decoroso, di altezza massima di 1,00 m sovrastato da reti, cancellate o siepi per un’altezza massima complessiva di 2,50 m;
  3.  con siepi mantenute ad una altezza massima di 2,50 m;
  4. con pali infissi al suolo e rete di protezione di altezza non superiore a 2,50 m;

IL CODICE CIVILE (art. 878)

Il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un’altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall’articolo 873

Esso, quando è posto sul confine, può essere reso comune anche a scopo d’appoggio, purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri 874

Prevenzione del rischio sismico

Alla luce della normativa regionale vigente (vedi anche Prevenzione del rischio sismico) è bene che il progettista valuti con attenzione il manufatto di recinzione rilevato che le tipologie non soggette  alla denuncia appaiono di difficile inquadramento.

Glossario della attività soggette ad attività edilizia libera - D.Lgs n. 222 del 2018

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione con l’art. 1 del D.Lgs n. 222 del 2018 decreta  l’approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attivita’ edilizia libera.

Il Glossario forma l’allegato 1 che è parte integrante del decreto.

Con successivi decreti, da adottarsi con le modalità di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222, si provvede al completamento del glossario unico, in relazione alle opere edilizie realizzabili mediante CILA, SCIA, permesso di costruire e SCIA in alternativa al permesso di costruire.

dlgs-222_2016-plus-normativa-19_10_2017

Il certificato di idoneità alloggiativa

È il documento prodotto dal comune che – con riferimento all’abitazione in cui vive il cittadino che lo richiede (spesso straniero) -attesta che l’alloggio possieda i requisiti richiesti dalla legge in materia di edilizia residenziale.

Un alloggio, per essere idoneo, deve essere stato costruito o modificato per ospitare le persone senza rischi per la loro salute.

Chi lo richiede

L’idoneità alloggiativa (ai sensi D.lgs. 25/07/1998 n. 286) è richiesta principalmente per i seguenti motivi:

  1. permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex Carta di Soggiorno);
  2. inserimento lavorativo (per residenti);
  3. primo inserimento al lavoro;
  4. ricongiungimento familiare;

Presentazione dell’istanza

L’istanza va presentata compilando il modello predisposto dal Comune di Predosa e scaricabile da codesto sezione del sito web.

La presentazione può avvenire in uno dei seguenti modi:

  1.  in formato digitale, via pec, indicando la richiesta nell’oggetto della mail (insieme con il nome del richiedente) ed allegando tutti i documenti necessari elencati più avanti,
  2. in formato cartaceo all’ufficio protocolo del comune, sempre allegando llegando tutti i documenti necessari elencati più avanti.

Costi per l’ottenimento del certificato

  1. una marca da bollo (16,00€) da apporre sulla domanda,
  2. una marca da bollo (16,00€) da apporre sulla certificato al momento del rilascio,
  3. pagamento dei diritti fissi di segreteria pari a 50,00€ (vedi sezione modulistica tfficio tecnico)

Tempi per il rilascio

Per la conclusione dell’iter procedimentale è previsto il termine di 30 giorni  dal momento in cui tutti i documenti necessari sono resi disponibili al comune.

Sono fatti salvi i tempi sospensione per effetto di incompleezza o incongruità dei dati forniti e/o dei requisiti necessari.

Istanza di ricongiungimento familiare

Per il ricongiungimento familiare il parere di idoneità alloggiativa è richiesto dal cittadino extracomunitario che desidera ricongiungere un familiare di primo grado: genitore, coniuge, figli.

Documenti da allegare all’istanza di ricongiungimento

  1. fotocopia del documento di identità del/lla richiedente;
  2. fotocopia del documento di identità di tutte le persone da ricongiungere;
  3. fotocopia di documento di identità del/lla proprietario/a dell’alloggio per il quale si richiede l’idoneità;
  4. planimetria dell’abitazione, prodotta in scala adeguata (1:100) oppure quotata in modo da poter ricavare/verificare tutte le dimensioni necessarie;
  5. fotocopia del contratto di affitto registrato o di altro documento attestante il titolo di utilizzo dell’abitazione;
  6. fotocopia delle seguenti certificazioni di conformità rilasciate da tecnici abilitati
    1. dell’impianto elettrico rilasciata da tecnico abilitato;
    2. dell’impianto termico rilasciata da tecnico abilitato (riscaldamento, acqua calda). Qualora vi siano più apparecchi/manufatti a fiamma (stufa, camino, ecc…) deve essere certificata la loro conformità e corretta installazione nei locali;
    3. dell’impianto gas cucina rilasciata da tecnico abilitato, da cui si evinca anche la corretta ventilazione e aerazione del locale cucina (solo se presente apparecchio a fiamma alimentato a gas).
  7. marche da bollo e ricevuta del versamento di € 50,00 quali diritti di segreteria con la causale “rilascio di attestato di idoneità abitativa”

Le certificazioni di conformità del punto 6 possono essere sostituite dal certificato di agibilità.

Istanza per permesso di soggiorno – lavoro

Ai documenti previsti va aggiunto:

  1. DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO DI NOTORIETÀ (ai sensi degli art. 46-47 D.P.R. 455/2000) del proprietario dell’immobile che dichiari la composizione dell’immobile (firmata e con allegato il documento di identità),

Requisiti dell’alloggio

Oltre ai requisiti (certificazioni, dichiarazioni ecc) necessari per gli impianti presenti, l’alloggio deve possedere i seguenti requisiti dimensionali minimi:

  1. per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile maggiore o uguale a 14 mq., per i primi 4 abitanti
  2.  per ciascun abitante oltre i primi 4 la superficie deve essere almeno di 10 mq.
  3. una camera è ogni vano diverso da cucina e servizi
  4. in una camera con superficien maggiore di
  5. In ogni vano diverso da cucina e servizi, con superficie pari o superiore a
    • 14 mq. = 2 persone insediabili
    • maggiore di 9 mq e minore di 14 mq = 1 persona,
  6. Superficie minima per gli alloggi monostanza (compresi i servizi):
    •  per 1 persona  = 28 metri quadrati
    •  per 2 persone = 38 metri quadrati
  7. Altezza minima intera dei locali: 2,70 metri,
    1. derogabile fino a 2,40 metri per i corridoi, i bagni, i disimpegni e i ripostigli
  8. Locali che devono avere aerazione con finestra apribile:
    1. Soggiorno e cucina, camere;
  9. Se il bagno non ha una finestra, deve avere un impianto di aspirazione meccanica.

Esempio di calcolo della sup. per persona

  • per n.1 persona servono almeno mq. 14,
  • per n.2 persone mq. 28,
  • per n.3 persone mq. 42,
  • per n.4 persone mq. 56,
  • per n. 5 persone mq. 66,
  • per n.6 persone mq. 76,

 

 

Quando serve il titolo abilitativo. Come fare in caso di cambio di destinazione d'uso

L’art. 48 della L.R. 56/77 (legge urbanistica regionale) disciplina le attività che comportano la trasformazione urbanistica ed edilizia, il mantenimento degli immobili e la modifica delle destinazioni d’uso. È il primo riferimento da osservare per comprendere quando serva interfacciarsi con il comune.

Per eseguire trasformazioni urbanistiche o edilizie del territorio comunale,  il proprietario, il titolare di diritto reale e colui che, per qualsiasi altro valido titolo, abbiano l’uso o il godimento di entità immobiliari, devono munirsi, documentando le loro rispettive qualità, del titolo abilitativo edilizio previsto dalla normativa statale

Il titolo va richiesto anche in caso di mutamento della destinazione d’uso degli immobili. Tuttavia la legge ammette che siano eseguiti senza titolo abilitativo edilizio, previa comunicazione d’inizio lavori anche per via telematica, i mutamenti della destinazione d’uso degli immobili:

  • relativi ad unità non superiori a 700 metri cubi
    • senza interventi edilizi eccedenti quelli previsti all’articolo 6, comma 1, lettere a) e b) del d.p.r. 380/2001,
    • che siano compatibili con le norme di attuazione del PRG e degli strumenti esecutivi
    • e rispettino i presupposti di cui al comma 1 dell’articolo 6 del d.p.r. 380/2001.

I mutamenti della destinazione d’uso degli immobili relativi ad unità non superiori a 700 metri cubi, sopra descritti, non sono onerosi (ovvero non sono assoggettati al pagamento del cotributo di costruzione).

Eaborati per pratiche edilizie ed urbanistiche

Cliccare il link per scaricare l’elenco da allegare alle istanze.

elenco_elaborati_PdC

Sismica: indicazione operative per il deposito semplificato della opere prive di rilevanza secondo la DGR 15.01.2021 n. 5-2756

Per gli interventi “privi di rilevanza”, riconducibili all’elenco di cui all’allegato A alla DGR 15.01.2021 n. 5-2756 il deposito della denuncia dei lavori ai sensi dell’art. 93 del DPR 380/2001, è da considerarsi perfezionato, mediante:

  • la presentazione al lo sportello unico per l’edilizia di una relazione asseverata redatta da un progettista abilitato alla progettazione strutturale,
  • corredata dai relativi elaborati tecnici predisposti in conformità alle Norme Tecniche di riferimento,
  • nell’ambito della richiesta del titolo abilitativo edilizio.

Il Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 30 aprile 2020, specifica che gli interventi devono comunque rispettare le prescrizioni:

  •  degli strumenti urbanistici
  •  di tutte le normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia (in particolare, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al
    decreto legislativo n. 42/2004).

Al titolo abilitativo edilizio:

  • deve essere allegato il progetto redatto secondo le indicazioni del capitoto 10 delle Norme Tecniche per le costruzioni approvate con il DM 17/01/2018,
  • comunicando le informazioni richieste dal comma 2 dell’art. 65 e dal comma 1 dell’art. 93 del DPR 380/2001 secondo lo schema di denuncia semplificata (Allegato 1).

Completati i lavori oggetto della denuncia semplificata, il direttore dei lavori ne dà comunicazione allo sportello unico inviando:

  •   la dichiarazione di regolare esecuzione (v. art 67 comma 8. ter DPR 380/2001) secondo lo schema di dichiarazione di regolare esecuzione (Allegato 2).

download:

http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2021/03/attach/dgr_02756_1050_15012021.pdf

allegato_modalita_operative

Linea vita - sistemi di protezione cadute dall'alto

Il D.P.G.R. 23 maggio 2016, n. 6/R – Regolamento regionale “Norme in materia di sicurezza per l’esecuzione dei lavori in copertura (Articolo 15, legge regionale 14 luglio 2009 n. 20). Abrogazione del regolamento regionale 16 maggio 2016 n. 5/R”, rappresenta il riferimento per l’applicazione della cosiddetta Linea Vita.

Il regolamento 6/R fornisce, ai tecnici ed agli installatori,
le indicazioni per progettare ed installare i sistemi di ancoraggi. Gli allegati 1 e 2 riportano la modulistica standard da adittare quale riferimento per la predisposizione della documentazione minima necessaria.

Nella sostanza, l’installazione del sitema di ancoraggio è obbligatoria nei seguenti casi:

  1. Nuove costruzioni.
  2. Manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia mediante interventi strutturali.
  3. Manutenzione ordinaria di riparazione, rinnovamento e sostituzione di manufatti che riguardano la copertura stessa quali la sostituzione anche parziale del manto, o quelli necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.
  4. Interventi di manutenzione straordinaria non strutturale quali la sostituzione totale dell’orditura secondaria del tetto senza modifica della sagoma o l’apertura di lucernari o abbaini ovvero gli interventi di installazione di impianti solari termici.
  5. Installazione di impianti solari termici o impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
  6. Varianti in corso d’opera relative agli interventi interessanti parti strutturali della copertura stessa predisposte successivamente all’entrata in vigore del regolamento.

Viene escluso l’obbligo di installazione di linee vita o disposiztivi fissi di ancoraggio e di protezione dalle cadute dall’alto nei seguenti casi:

  1. Interventi che interessano le coperture, con tetto con altezza dalla linea di gronda al suolo inferiore a 3 metri.
  2. Opere di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia che non prevedono interventi strutturali sulla copertura, salvo l’esecuzione contestuale di opere rientranti nelle previsioni di cui al paragrafo precedente, punti 3 e 4.
  3. Interventi su coperture piane o a falda inclinata già dotate di dispositivi di protezione collettiva (ad esempio parapetti o reti anticaduta) per i bordi e/o per le aree non calpestabili.
  4. Opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità, e comunque entro un termine non superiore ai 90 giorni.

La piscina

La costruzione di piscina si qualifica tendenzialmente come intervento di nuova costruzione ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. e) del testo unico dell’edilizia se ricade tra gli interventi ascrivibili alle seguenti lettere:

  • e.1 manufatto edilizio entro o fuori terra, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6);
  • e.3) realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato;
  • e.6) interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale.

Dal comma e.6 si evince che un intervento di volume inferiore o pari al 20% del volume preesistente si configura come pertinenziale ed appare ragionevole intenderlo, sotto il profilo edilizio-amministrativo, come ristrutturazione edilizia con ampliamento.

La piscina, ai sensi del TUE, va subordinata alla seguente disciplina:

  • permesso di costruire (art. 10 del TUE),
  • segnalazione certificata di inizio di attività in alternativa al permesso di costruire (art. 23 del TUE) quando si tratti di intervento ricadente in uno o più dei casi previsti dalle lettere a), b), c) del comma 01.
  • segnalazione certificata di inizio di attività qualora si configuri come intervento di natura pertinenziale.

In estrema sintesi la pertinenzialità di cui all’ultimo punto del precedente elenco è confermata quando si tratti di un’opera:

  • preordinata ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale,
  • funzionalmente ed oggettivamente intesa al servizio dell’edificio principale,
  • priva di valore di mercato autonomo,
  • invalutabile in termini di cubatura o comunque dotata di un volume minimo non superiore, in ogni caso, al 20% di quello dell’edificio principale,
  • il cui accesso avvenga da un edificio preesistente edificato legittimamente;
  • tale da non avere una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile prinvipali da cui vi si cui accede,
  • che presenti la caratteristica della ridotta dimensione a prescindere dal rapporto con l’edificio principale;
  • che risulti ammisibile entro i limiti disposti negli strumenti urbanistici vigenti o in salvaguardia.

Se la pertinenzialità è connessa ad un immobile residenziale localizzato, sotto il profilo urbanistico, in zona agricola, è possibile realizzare la piscina. Ciò in assenza di specifici divieti di carattere normativo: leggi azionali, regionali, painificazione sovralocale, piano regolatore, regolameto edilizio, rischio idrogeologico ecc.

Il contributo di costruzione non è dovuto se l’opera ricade in uno dei casi previsti dall’art. 17 comma 3 del TUE.

Con riferimento agli interventi ascrivibili al privato:

  • le N.A. del PRG vigente citano la piscina nell’ambito:
    • dell’art. 56, la piscina rientra tra le opere qualificabili come pertinenze.
    • dell’art.30 (aree destinate ad uso agricolo) ammettendone espliciatamente la costruzione nelle zonE di tipo E5 (aree agricole a verde privato)
  • Il Regolamento edilizio tratta le piscine nell’art. 131 (piscine)

L’istanza di carattere edilizio-amministrativo va presentata allegando tutta la documentazione necessaria tra cui (a titolo descrittivo e non esaustivo):

  • autorizzazione o autocertificazione igiencico sanitaria
  • progetto impianti (DM 37/08)
  • barriere architettoniche
  • disciplina scarichi
  • […]

Vanno presentati gli elaborati di carattare antisimico e strutturale che derivano dall’applicazione della normativa tecnica di settore, nazionale e regionale.

Distanze tra fili di fabbricazione (art. 72 L.R. 13/2020)

In deroga alle definizioni di cui all’articolo 30 del regolamento edilizio tipo regionale, la distanza tra il filo di fabbricazione di una costruzione ed il filo di fabbricazione di un’altra costruzione frontistante è rappresentata dalla lunghezza del segmento minimo ortogonale congiungente i due fili di fabbricazione.

DGR 9 giugno 2003, n. 13-9588. Autorizzazione scarichi di acque reflue domestiche

Sono di competenza Comunale esclusivamente gli scarichi provenienti:

  1.  dagli insediamenti adibiti ad abitazione;
  2. dagli insediamenti adibiti allo svolgimento di attività alberghiera, turistica, sportiva, ricreativa, culturale, scolastica e commerciale.

Le istanze  da parte dei titolari di scarichi provenienti da altri tipi di insediamento oggetto della l.r. 6/2003 e sopra richiamati vanno inoltrate alla Provincia di Alessandria.

Sono di competenza comunale gli scarichi provenienti da insediamenti abitativi nei quali sono poste strutture sanitarie semplici, quali studi medici, dentistici e veterinari, pubblici o privati. Altrettanto dicasi in caso di insediamenti adibiti all’attività agricola con connessa unità abitativa nel caso in cui si sia in presenza di uno scarico che si origina esclusivamente dall’abitazione del conduttore del fondo agricolo: la presenza di un unico scarico posto a servizio dell’abitazione dà infatti rilevanza al solo insediamento abitativo e comporta conseguentemente la competenza comunale ai sensi dell’articolo 2, comma 1 della l.r. 48/1993.

La DGR i esame contiene la modulistica necessaria.

IL comune può richiedere il coinvoglimento dell’ARPA nei casi di particolare complessità ed in quelli citati al punto 2 dell’allegato 2.

 

Pozzi

Le acque sotterranee sono esclusivamente di proprietà del demanio. Ciò significa il loro utilizzo, in linea generale, è soggetto ad autorizzazione con concessione a tempo determinato (in genere 40 anni).

I pozzi per acqua sono quindi vincolati alla concessione, rilasciata a cura dell’ente competente: il Comune o la Provincia.

La concessione da parte della Provincia è sempre necessaria tranne che per l’uso domestico.

La concessione per pozzi “ad uso domestico” è rilasciata dal Comune territorialemten competente, in questo caso il Comune di Predosa.

Per uso domestico si intende che l’acqua viene prelevata ed impiagata per:

  • uso potabile (consentito solo nel caso in cui non sia possibile usufruire del servizio dell’acquedotto pubblico e solo previa comunicazione da parte dell’utente alla competente autorità sanitaria per consentire il controllo delle caratteristiche qualitative dell’acqua);
  • uso igienico per l’alimentazione di bagni, docce o lavandini,
  • per l’irrigazione di giardini e orti in terreni di pertinenza delle abitazioni o per altre pertinenze di carattere familiare (riempimento di piscine, lavaggio auto, etc…).
  • Fondamentalmente l’acqua per uso domestico non deve essere destinata ad attività economico-produttive o a fini di lucro.
  • La quantità massima di acqua che può essere estratta dalla falda per uso domestico è pari al 2 litri al secondo.
  • Il prelievo annuo totale non deve superare i 5000 metri cubi.
  • l’uso domestico non è soggetto al pagamento di canoni regionali.

I pozzi realizzati senza permesso (o sanatoria nbei termini concessi dalla normativa ragionale) sono abusivi, e pertanto soggetti a onerose sanzioni dovute sia alla denuncia (civile/penale) per l’illecito, sia alla corresponsione degli oneri/canoni arretrat. Ciò, sempre previa verifica che l’opera sia incompatibile con l’ambito in cui è stata costruita (per esempio se arreca danno a pozzi già in precedenza autorizzati o se è stata realizzata entro fasce di rispetto di pozzi ad uso potabile), nel qual caso l’autorità ne può disporre la chiusura, a spese del responsabile.

Prima di avviare la realizzazione del pozzo (ad uso domestico) è quindi necessario:

  • rivolgersi ad un professionista abilitato che si occupi di esercitare tutte le verifiche e le progettazioni necessarie per rientarre nei limiti delle prescrizioni normative, registrare il manufatto presso i competenti registri,
  • presentare la pratica di autorizzazione per le opere edili che consiste in una SCIA

Tipologia di pratica edilizia

Per l’esecuzione del pozzo ad uso domestico va presentata al comune una SCIA. Tale pratica, per poter avviare i lavori, deve essere corredatata di tutte le indicazioni necessarie e tutti gli eleborati richiesti dalle normative di settore.

Il professionista, come nelle consuete pratiche edilizie, dovrà fare attenzione e certificare il rispetto di:

  • distanze da confini, fabbruicati tubature, cavi infrastrutture,
  • vincoli idrogeologici
  • vincoli paesaggistici,
  • altri vincoli da prgc, da normativa sovra-locale o specialistica.

Nel caso di presenza di vincoli (a mero titolo di esempio per paesaggistico o idrogeolgico) andranno presentatate – ed ottenute prima dell’avvio dei lavori – le conseguenti autorizzazioni.

Uso diverso da quello domestico

In caso di uso diverso dal domestico (rientrano in questa categoria tutti gli usi quali, ad esempio: uso industriale, potabile, igienico-sanitario, irrigazione di aree verdi pubbliche, di aree verdi di pertinenza di ditte e di infrastrutture sportive, antincendio, ecc….) occorre rivolgersi alla Provincia. L’iter autorizzativo in questo caso è più complesso ed articolato.

La domanda deve essere corredata di tutta la documentazione prescritta dal Regolamento Regionale n. 10/R del 29/07/2003 e deve essere presentata, ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. 160/2010, allo SUAP competente per il territorio.

Per uso diverso da quello domestico è necessario corrispondere un canone annuo alla Regione Piemonte, in proporzione ai quantitativi d’acqua emunta ed al tipo d’uso.

Per il comune di Predosa va fatto riferimento al sito della Provincia di Alessandria, nel caso si consiglia di visitare il sito dedicato http://www.provincia.alessandria.gov.it/index.php?ctl=prodotti&idbl=109&fl=singola&id=86

 

 

 

 

 

 

IMPIANTI - DM 37/08

Cliccando sul link è possibile scaricare il modello da compilare ed allegare, quando necessario, alle Pratiche edilizie.

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SANATORIA Accertamento doppia conformità strutturale - Norme Tecniche per le costruzioni (D.MIT 17.01.2018 - aggiornamento)

Il ricevimento di molteplici istanze di sanatoria finalizzate ai successivi interventi correlati al superbonus 110% (anche quelli non necessarimanete strutturali) hanno portato l’ufficio scrivente alla necessità di operarare le seguenti riflessioni in merito all’accertamento della doppia conformità urbanistica ed edilizia, con riferimento agli aspetti strutturali.

Appare opportuno che i progettisti affrontino, durante la procedura amministativa di sanatoria (e accertamento della doppia conformità), anche il tema strutturale/sismico al fine di non incorrere in eventuali contestazioni da parte degli enti verificatori.  In tal senso, considerata l’assenza di uno specifico articolo del TUE riferito alla sanatoria sotto il profilo squisitamente strutturale-sismico, si consiglia di prendere visione del  Capitolo 8 – Costruzioni esistenti del Decreto MIT 17.01.2018 (aggiornamento della Norme Tecniche per le costruzioni). In particolare risulta interessante la lettura dei paragrafi 8.1, 8.2 e 8.3 che si riportano, per estratto, di seguito.

A parere dello scrivento, letta anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 101 del 22 maggio 2013 – https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2013&numero=101 – l’accertamento della doppia conformità (art. 36 del TUE) comprende anche gli aspetti di carattere strutturale con riferimento alla normativa vigente  al momento della realizzazione ed al momento della presentazione della domanda di sanatoria.

Nella fattispecie si ritiene che l’asseveratore consideri l’opportunità di procedere con la Valutazione della sicurezza.

Nel caso in cui si proceda con la valutazione della sicurezza il progettista dovrà produrre, tra gli elaborati della sanatoria, anche il certificato di collaudo.
Con riferimento alla doppia conformità, è pacifico, oggi, ritenere che la condizione più restrittiva corrisponda alle norme più recenti ovvero a quelle in vigore al momento della presentazione della domanda di sanatoria. È opportuno segnalare, che per gli edifici esistenti la verifica di adeguatezza andrà basata sulle verifiche di resistenza, duttilità e deformabilità previste per gli stati limite considerati, sotto la responsabilità di chi svolge le verifiche.
Si invitano i progettisti a valutare con attenzione i seguenti aspetti elencati che riguardano alcuni potenziali casi “reali” e le corrispondenze che ne derivano sotto il profilo amministrativo connesso alla pratica di sanatoria; corrispondenze strettamente legate alle diverse casistiche a cui sono sottoposte le opere strutturali oggetto di doppio accertamento di conformità.

  1. Quando le opere sono state oggetto di regolare denuncia ed eseguite a seguito di un progetto conforme alle le norme tecniche e con la sismicità in vigore al momento della domanda  di sanatoria (oltre che con le procedure di deposito ad esse correlate), si deve procedere con la redazione del certificato di collaudo statico.
  2. Quando le opere  sono state denunciate ed eseguite sulla base di un progetto effettuato con le norme tecniche e la sismicità vigenti alla data della costruzione (e con le relative regole procedurali), si procede con le verifiche tecniche  attraverso cui si possa dimostrare la loro conformità anche alle norme tecniche e alla sismicità della zona (se diverse) in vigore al momento della domanda di permesso in sanatoria. In tal caso si procederà redigendo il certificato di collaudo statico relativo alla situazione finale, che riporterà la giustificazione delle procedure adottate per la dimostrazione dell’adeguatezza strutturale delle opere.
  3.  Quando le opere risultano sprovviste dal deposito del progetto presso gli organi competenti, è necessario procedere alla denuncia delle opere strutturali in sanatoria , e successivamente al collaudo statico, con riferimento alle norme tecniche e alla sismicità in vigore al momento della presentazione della domanda in sanatoria, di cui all’articolo 36 del DPR 380/2001.
  4. Quando, a seguito delle verifiche le opere risultano non conformi alla normativa tecnica in vigore al momento dell’istanza di sanatoria, l’accertamento della doppia conformità risulta impossibile. Da ciò conseguirà la non procedibilità per il rilascio della sanatoria, o meglio, posto che tali verifiche andranno fatte prima della presentazione dell’istanza di sanatoria, il progettista valuterà quali eventuali altre vie procedurali potranno essere praticabili per rendere conforme la costruzione.

In ogni caso, la relazione di doppia conformaità dovrà indicare esplicitamente anche l’asseverazione sotto il profilo strutturale e sismico.

Di seguito alcuni estratti delle Norme Tecniche inserite al mero scopo di avviare una riflessione preventiva al procedimento amministrativo di sanatoria.

8.1 Oggetto

Il presente capitolo stabilisce i criteri generali per la valutazione della sicurezza e per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo degli interventi sulle costruzioni esistenti 

Si definisce costruzione esistente quella che abbia, alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto d’intervento, la struttura completamente realizzata.

8.2 Criteri Generali

Nel caso di interventi che non prevedano modifiche strutturali  (impiantistici, di distribuzione degli spazi, etc.) il progettista deve valutare la loro possibile interazione con gli SLU ed SLE della struttura o di parte di essa.

8.3 Valutazione della sicurezza

La valutazione della sicurezza di una struttura esistente è un procedimento quantitativo, volto a determinare l’entità delle azioni che la struttura è in grado di sostenere con il livello di sicurezza minimo richiesto dalla presente normativa. L’incremento del livello di sicurezza si persegue, essenzialmente, operando sulla concezione strutturale globale con interventi, anche locali.

La valutazione della sicurezza, argomentata con apposita relazione, deve permettere di stabilire se:

  • l’uso della costruzione possa continuare senza interventi;
  • l’uso debba essere modificato (declassamento, cambio di destinazione e/o imposizione di limitazioni e/o cautele nell’uso);
  • sia necessario aumentare la sicurezza strutturale, mediante interventi. 

La valutazione della sicurezza deve effettuarsi quando ricorra anche una sola delle seguenti situazioni:

  1. riduzione evidente della capacità resistente e/o deformativa della struttura o di alcune sue parti dovuta a: significativo degrado e decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali, deformazioni significative conseguenti anche a problemi in fondazione; danneggiamenti prodotti da azioni ambientali (sisma, vento, neve e temperatura), da azioni eccezionali (urti, incendi, esplosioni) o da situazioni di funzionamento ed uso anomali;
  2. provati gravi errori di progetto o di costruzione;
  3. cambio della destinazione d’uso della costruzione o di parti di essa, con variazione significativa dei carichi variabili e/o passaggio ad una classe d’uso superiore;
  4. esecuzione di interventi non dichiaratamente strutturali, qualora essi interagiscano, anche solo in parte, con elementi aventi funzione strutturale e, in modo consistente, ne riducano la capacità e/o ne modifichino la rigidezza;
  5. ogni qualvolta si eseguano gli interventi strutturali di cui al § 8.4;
  6. opere realizzate in assenza o difformità dal titolo abitativo, ove necessario al momento della costruzione, o in difformità alle norme tecniche per le costruzioni vigenti al momento della costruzione.

Qualora le circostanze di cui ai punti precedenti riguardino porzioni limitate della costruzione, la valutazione della sicurezza potrà essere effettuata anche solo sugli elementi interessati e su quelli con essi interagenti, tenendo presente la loro funzione nel complesso strutturale, posto che le mutate condizioni locali non incidano sostanzialmente sul comportamento globale della struttura.

Nella valutazione della sicurezza, da effettuarsi ogni qual volta si eseguano interventi strutturali di miglioramento o adeguamento di cui al § 8.4, il progettista dovrà esplicitare in un’apposita relazione, esprimendoli in termini di rapporto fra capacità e domanda, i livelli di sicurezza precedenti all’intervento e quelli raggiunti con esso.


Un ulteriore elemento aiuto per il professionista, questa volta di fonte regionale, è riscontrabile nella Circolare Prot. 5901 del 05.02.2018 (Aggiornamento disposizioni operative per lo svolgimento delle funzioni connesse alle attività di repressione delle violazioni delle norme per le costruzioni in zone sismiche di cui al capo IV della parte II del D.P.R. n. 380/2001 e dall’allegato B alla D.G.R. 65-7656 del 21 maggio 2014.) scaricabile al seguente link:

https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2018-11/nota_esplicativa.pdf

 

Ultima modifica: 20 Luglio 2021 alle 12:57
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